
IN EVIDENZA:
PROSSIMI EVENTI: Domenica 11 Ottobre
CASTAGNATA A SANTA MARIA DEL GIOGO
(Sezionale e A.G. Montorfano)
>>> A breve tutte le info su questa newsletter <<<

Festa delle Associazioni: Un successo ad alta quota (anche in piazza!)
Domenica scorsa la piazza si è riempita di sorrisi, energia e tanta voglia di stare insieme per l’annuale Festa delle Associazioni, e il nostro gruppo CAI Rovato non poteva certo mancare!
È stata una giornata semplicemente splendida, baciata dal sole e animata da una grandissima partecipazione di pubblico. Protagonista indiscussa del nostro stand è stata la tradizionale parete di arrampicata: un’attrazione che ha conquistato tutti, dai piccolissimi alle prime prese fino ai più grandi che hanno voluto mettersi in gioco e provare l’emozione di staccare i piedi da terra.
Il successo dell’iniziativa è stato possibile grazie allo straordinario spirito di squadra della nostra sezione. Un immenso grazie va a tutti i soci che, alternandosi con entusiasmo per tutta la giornata, hanno garantito la massima sicurezza e regalato a tutti un’esperienza indimenticabile.
Eventi come questo ci ricordano quanto sia bello condividere la passione per la montagna e trasmettere i nostri valori alla comunità. Grazie di cuore a chi è passato a trovarci, a chi si è messo alla prova sulla parete e a chi continua a rendere viva la nostra grande famiglia CAI!
Ci vediamo presto sui sentieri!









Storie: Göran Kropp, l’uomo che andò all’Everest in bicicletta
Nel mondo dell’alpinismo ci sono imprese che si misurano in metri di dislivello e altre che si misurano in chilometri di coerenza. Quella di Göran Kropp appartiene a entrambe le categorie.
Svedese, nato nel 1966, Kropp aveva un’idea fissa: se una montagna va raggiunta, va raggiunta con le proprie forze, dalla porta di casa. Il 16 ottobre 1995 partì da Stoccolma in bicicletta, con 108 chili di attrezzatura da alta quota e cibo. Davanti a sé aveva circa 13.000 chilometri attraverso Europa e Asia, fino al Nepal. Niente voli, niente jeep, niente scorciatoie.
Arrivato al campo base dell’Everest in aprile, scelse di salire nel modo più radicale possibile: senza ossigeno supplementare e portando da solo il proprio materiale, senza affidarsi alle grandi infrastrutture delle spedizioni commerciali che in quegli anni affollavano la montagna. Al suo fianco c’era comunque un’autentica leggenda, lo sherpa Ang Rita, che lo seguì via radio e che avrebbe poi raggiunto la cima insieme a lui.

Il 3 maggio 1996 Kropp tentò la salita finale. Avanzò nella neve fonda, senza ossigeno, fino alla Cima Sud, ad appena un centinaio di metri dalla vetta. Era però troppo tardi: continuare avrebbe significato scendere al buio. Rinunciò. Fermarsi lì, a quella quota e a quella distanza dalla cima, è una delle decisioni più difficili che un alpinista possa prendere, e fu probabilmente una di quelle che gli salvarono la vita.
Pochi giorni dopo, il 10 maggio, una tempesta si abbatté sulla parte alta della montagna e causò la più nota tragedia dell’Everest, con otto morti. Kropp era già al campo base e collaborò ai soccorsi, portando medicinali agli alpinisti in difficoltà.
Non si arrese.
Il 23 maggio 1996 tornò a tentare e raggiunse la vetta, ancora una volta senza ossigeno. Era il coronamento di un viaggio iniziato più di sette mesi prima a Stoccolma, interamente a forza di gambe e volontà. Poi riprese la bicicletta per tornare verso casa.
Dall’esperienza nacque il libro Ultimate High: My Everest Odyssey, in cui Kropp racconta l’impresa con un tono diretto, privo di retorica eroica.
La sua storia si è interrotta troppo presto.
Göran Kropp morì nel 2002, a 36 anni, per una caduta mentre arrampicava a Frenchman Coulee, nello stato di Washington, una falesia lontanissima dagli ottomila che aveva affrontato. Un finale che ricorda quanto la montagna, anche la più modesta, non conceda mai nulla per scontato.
Oggi Kropp resta un riferimento per chi crede in un alpinismo essenziale: partire da casa, portare il proprio peso, saper rinunciare.
In un’epoca in cui l’Everest è spesso sinonimo di code in quota e logistica industriale, la sua avventura ricorda che il valore di una salita sta anche nel modo in cui ci si arriva, e nel coraggio di tornare indietro quando serve.
Redazionale – (questo articolo è stato generato con l’aiuto della IA)
Te lo sei perso?: “L’Gòlem? El ma pias semper” – di Laura e Domenico
A breve la nuova edizione de: Il Monte Orfano – Settembre 2026








