
Mi capita, a volte, di pensare che tutto ciò che ci circonda sia abitato da un’anima; così, mentre osservo la realtà, mi diverto a vedere oltre.
Mi ritrovo a scorgere questi spiriti come se avessero sembianze umane e, devo ammetterlo, ognuno di loro ha caratteristiche che riflettono ciò che rappresenta.
Incontro lo spirito dei fiori, una figura delicata ed esile, dagli abiti impalpabili color pastello e con un sorriso appena accennato.
Scambio occhiate con lo spirito del lago, un bel ragazzo atletico, biondo, a torso nudo e un po’ irriverente.
E così via: ho la fortuna di imbattermi in così tanti personaggi che vi annoierei a raccontarli tutti.
Questa settimana, però, sono certa di aver incontrato in qualche modo lo spirito della montagna.
Ha un nome e un cognome, ma per noi è semplicemente Timo.
Timo l’ho conosciuto in una di queste sere d’estate, calde in modo impossibile: era seduto davanti a me e il buon Domenico gli era accanto.

Timo — questo personaggio davvero unico (non credo ne esista un altro che gli somigli) — raccontava le sue mille avventure e mi sorrideva felice, con due occhi del colore dei ghiacciai, quelli veri, che pochi hanno potuto vedere. Due occhi che hanno vissuto e sperimentato, grati alla vita per la continua esperienza.
Mi sembra di vederlo, con la mia immaginazione: sbuca da un improbabile sentiero di montagna, quasi nascosto tra i rovi, saltellante, giocoso e mai, mai, proprio mai stanco, nemmeno di raccontare.
Gesticola con le sue mani grandi e rugose; le parole gli escono direttamente dal cuore, un cuore grande e pieno d’amore per una passione che viene da lontano.
Narra di quando era piccino e correva per i monti della zona con le “scarpe buone” e veniva sgridato dalla nonna, ma il richiamo a esplorare tutto quel verde non lasciava tempo per altri giochi.
E le scarpe buone duravano sempre troppo poco. Mi racconta del servizio militare — Timo è stato un Alpino — e di quel campo invernale in alta montagna dove ha provato un senso di paura e rispetto per i giganti maestosi e innevati da cui era circondato.
È partito tutto da quel momento: superata la paura, è stato capace di vedere la bellezza e ci si è buttato a capofitto.
Il nostro amico ha iniziato a camminare e non si è ancora fermato!
Tra i ricordi più belli, cita le prime ascensioni fatte, alcune col Cai Rovato, altre con amici, comunque Soci Cai, o amanti dei monti; il Monte Breithorn m. 4165, la Capanna Regina Margherita m. 4559 e la cima del Castore m.4228, tutte facenti parte del Massiccio del Monte Rosa, quindi, il Monte Bianco m. 4807, la cima Plem m. 3182. e il Sentiero dei Fiori (Gruppo Adamello), la cima del Monte Adamello m.3539 e la parziale Traversata delle Tredici Cime (Gruppo Ortles Cevedale).
Aggiungiamo a queste il San Matteo, Il Cevedale, il Tresero, il Pizzo Badile, la Concarena, quindi, le innumerevoli traversate, fra cime, rifugi e vallate, ed altri mille paradisi.

Mitiche son le “passeggiate” effettuate nel 2006, per festeggiare i 50 anni di età, (ora ne ha settanta). La prima, con partenza dalla Germania, dallo Zugspitze, vicino a Garmisch, sul confine con l’Austria. Da lì, ha attraversato le Alpi ed è giunto al Monte Guglielmo. (una decina di pernottamenti in rifugi, e zaino da 18-19 kg in spalla).
La seconda volta, è partito dal rifugio Larcher ed è giunto al Bozzi, quindi al Mandrone e, attraversando il Pian di Neve, al Lissone, poi, con ulteriori traversate, al Maniva, quindi in Guglielmo e infine a Zone, per festeggiare, con tanti amici che lo aspettavano, l’impresa compiuta e il compleanno.
Nel suo cuore però, ora, rimangono principalmente le mete a noi geograficamente vicine; Punta Almana, i monti di Provaglio e altro, ma più di tutti, tutti, tutti, il Monte Guglielmo; ‘L’Gòlem.

Al Redentore, lui arriva salendo da ogni parte e da qualsiasi distanza, e le parole con cui ha descritto la sua gioia nel camminare sono state semplicemente: “el ma pias semper”. Io credo che la cosa che Timo ami maggiormente sia la gente che incontra.
Conosce, parla, si racconta, soccorre, tende una mano e fa spuntini con chiunque incroci e gli regali una parola buona. Timo è questo: un cuore grande e caldo in cammino, che fa di ogni passeggiata un prezioso ricordo da rivivere ogni volta che sente questo richiamo.
La “conta” delle salite al Monte Guglielmo è iniziata ufficialmente il 21 dicembre del 2003, al raggiungimento della centesima salita dell’anno, dopo che nel 2001 erano state 60, e nel 2002: 66. Ora, arrivato a 3000, la conta continua.
Se volete incontrarlo, non cercatelo a casa: è certamente lungo la salita n. 3025 sul Guglielmo, a respirare natura e amore.
Grazie dei tuoi racconti, Timo!
Laura, con la preziosa collaborazione di Domenico

















