La Newsletter del CAI Rovato – 25 Settembre 2026


FESTA DELLE ASSOCIAZIONI 2026 A ROVATO

Domenica 27, come ogni anno, saremo presenti con la parete d’arrampicata….vi aspettiamo!!
E se c’è qualche socio volenteroso che vuole dare un aiuto ci contatti!!



BIV. BTG. ORTLES E CIMA DI VALLUMBRINA mt.3222
Sabato 26 Settembre 2026

GITA ANNULLATA PER LA CONCOMITANZA DI ADAMELLO TRAIL


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Storie – 22 settembre 1956: Diemberger doma la “Meringa” del Gran Zebrù

C’è una data, nella storia dell’alpinismo dolomitico-alpino, che segna l’esordio di uno dei più grandi scalatori del Novecento: il 22 settembre 1956, quando un giovane Kurt Diemberger conquista la parete nord del Gran Zebrù, la vetta che la gente della Valfurva chiama semplicemente “il Re”.

La sfida è vincere una via di salita diretta, che per essere tale deve superare la cosiddetta “meringa”, una cornice di ghiaccio sporgente, quasi sospesa sopra la parete nord, tanto perfetta da sembrare scolpita da un maestro pasticcere. Nessuno l’aveva mai affrontata in verticale: un ghiacciaio pensile formatosi sulla sommità della Königswand, ritenuto uno dei problemi più ostici dell’alpinismo su ghiaccio dell’epoca.

Dopo un intenso allenamento nel gruppo del Monte Bianco prima, e in Dolomiti poi, Kurt Diemberger e Albert Morocutti sono pronti all’attacco. Ma due interrogativi creano inquietudine: nessuno è mai stato nel ghiaccio vivo dell’immensa meringa, e non si ha la minima idea di cosa possa nascondere quel tiro di corda necessario per superarla verticalmente. A complicare le cose, la via di salita si sviluppa interamente sotto la cornice, quasi in linea retta.

Kurt Diemberger (fonte)

Arriva il momento della prima decisione: di lì non si passa, e le alternative sono due. Traversare a sinistra renderebbe la via più facile, ma porterebbe fuori dalla parete, sulla cresta ovest — niente più diretta. La seconda ipotesi è traversare a destra, superando un altro ripidissimo scivolo ghiacciato per portarsi all’interno della meringa. Dopo un attimo di esitazione, la scelta è fatta: si va a destra. Alla vetta mancano ormai un centinaio di metri di dislivello, ma sono metri in cui può accadere di tutto: ghiaccio vivo o neve pressata dal vento? Chiodi che tengono o che cedono? Non ci sono risposte possibili — si può solo proseguire.

Sarà lo stesso Diemberger, anni dopo, a raccontare la sensazione di quei momenti sospesi nel suo libro “Passi verso l’ignoto”: “Sono come un ragno appeso ad uno specchio di vetro, altissimo sopra un paesaggio luminoso. Di una verticalità mozzafiato”.

Il primo tentativo con Morocutti, però, non si conclude in vetta: Diemberger si fermò per il sopraggiungere delle tenebre a soli 15 metri dalla sommità, sotto il salto più sporgente e inconsistente della cornice. Non si arrende: una settimana dopo torna sulla meringa attraverso un difficile traverso dalla Suldengrat, questa volta in cordata con Herbert Knapp e Hannes Unterweger, conosciuti a Solda.

Questa volta la vetta viene raggiunta. La salita diventa leggendaria e rappresenta, fino a quel momento, la più grande realizzazione alpinistica su ghiaccio, grazie all’uso sistematico di chiodi lunghi e di staffe — un passaggio classificato come “VI grado in ghiaccio”.

Per il ventiquattrenne austriaco, laureato in economia e appassionato di fossili e cristalli fin da bambino, è la prima, grande impresa di una carriera straordinaria: solo un anno dopo salirà per la prima volta il Broad Peak insieme a Hermann Buhl, e nel 1960 sarà tra i primi uomini a raggiungere la vetta del Dhaulagiri I, diventando l’unico alpinista, insieme a Buhl, ad aver aperto per primo la via su due Ottomila.

Gran Zebrù giugno 2026 – ph. di Emanuele Terzo

Oggi quella “meringa” che tanto fece discutere il mondo alpinistico degli anni Cinquanta è quasi un ricordo: il riscaldamento climatico ha spogliato la parete nord del Gran Zebrù di gran parte del suo manto glaciale, rendendo quell’impresa ancora più irripetibile.


Redazionale – (questo articolo è stato generato con l’aiuto della IA)


Te lo sei perso?: Da Caregno al rifugio Valtrompia con il CPS di Rovato – di Chiara e Sara





“IL MONTE ORFANO” – Giugno 2026

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