I racconti del CAI Rovato: Una lunga scarpinata al Sassopiatto – di Matteo

18 e 19 Luglio 2026 – Una lunga scarpinata al Sassopiatto – Dolomiti

Come da prassi, quando c’è un’uscita come questa, il sonno manca…
come un bambino, la notte prima che arrivi santa Lucia, sono ansioso che arrivi l’indomani.
Ci si trova puntuali alle 4:50 e si parte, destinazione monte Pana, Santa Cristina in val Gardena (BZ).
Dopo 3 ore di viaggio, finalmente si parcheggia, e davanti a noi si palesano con la loro maestosità il Sassolungo e il Sassopiatto; gli occhi già luccicano.
Messi gli scarponi e zaino in spalla, partiamo su un sentiero che sale dolce prima in una radura e poi addentrandosi nel bosco.
Arrivati a un bivio decidiamo di allungare il nostro percorso costeggiando la parete del Sassolungo, per poi aggirarlo facendo tappa al rifugio Comici.
Arrivati al passo Sella, saliamo verso il rifugio Demetz, tenendoci alle spalle lo splendido gruppo del Sella e decidendo di intraprendere la ferrata “Saslonch” al Sassopiatto, mentre un paio dei nostri hanno deciso di risparmiarsi per il giorno successivo salendo al Demetz con l’ovovia.
Qui la salita s’inasprisce e il terreno comincia a lasciar spazio alla roccia…
in breve tempo ci troviamo all’attacco della ferrata, e indossata l’attrezzatura, c’è il primo contatto con la roccia.


La ferrata parte subito in verticale arrampicandosi su un roccione appena sotto il rifugio, e il percorso è caratterizzato da passaggi divertenti e da un panorama mozzafiato, che ci accompagna lungo tutta la salita, scavalcato il Demetz sulla sinistra si scende sul retro del rifugio e lo si raggiunge.
Dopo esserci rifocillati e riuniti, siamo ripartiti verso il rifugio che ci avrebbe ospitato per la notte, il Vicenza.
Lungo il sentiero, prevalentemente in discesa, abbiamo potuto apprezzare la bellezza di queste montagne nella loro immensa grandezza e maestosità, incontrando anche dei novelli sposini, presi in un set fotografico.
Arrivati al Vicenza, ci siamo sistemati per la notte, e appoggiati i pesanti zaini, abbiamo goduto dell’ottimo cibo e di uno spettacolare tramonto.
Dopo il consueto giro di grappe, ci siamo ritirati nelle nostre stanze: l’indomani ci avrebbe aspettato un’altra lunga scarpinata, e poi la vetta del Sassopiatto.

Nonostante la colazione fosse per le 7:30, già dalle 5 i primi mattinieri erano già alzati e pronti per godersi l’alba, magnifica sulle Dolomiti. Riempito lo stomaco con una colazione abbondante, siamo partiti alla volta della seconda ferrata del Giro che ci avrebbe portato in cima al Sassopiatto, il sole che pian piano si alza lungo il cammino illumina la montagna che di lì a poco scaleremo … che spettacolo!
In men che non si dica siamo all’attacco.
Indossati gli imbraghi attendiamo di riunire il gruppo e via che si parte, la roccia è franosa e chiede di procedere con passo delicato e attento, la via è attrezzata solo a tratti e l’adrenalina si fa sentire e un po’ anche di sana paura, ma la determinazione di conquistare la vetta la fa da padrona; risaliamo un ripido canale a tratti strapiombante, ogni tanto un sasso ruzzola giù ricordandoci di tenere alta l’attenzione, il cuore comincia a battere più forte e la fatica si fa sentire … ma eccola la cima è là, ancora 50 metri di dislivello e siamo arrivati.

Arrivati in cima il cuore esplode, la fatica svanisce e le nuvole attorno fanno da cornice a uno spettacolo indescrivibile che solo madre natura può creare, le Dolomiti si stagliano su tutto l’orizzonte, l’emozione è tanta e ti senti piccolo davanti a uno scenario del genere.
Mangiato un panino al volo e abbracciato i compagni congratulandosi per il traguardo raggiunto, decidiamo di cominciare la discesa, anche perché nelle ore successive sono previste piogge. Comincia la parte che odio di più personalmente … la discesa.

Scendendo lungo il sentiero che porta al rifugio Sassopiatto, le nuvole si cominciano a riunire in un ammasso grigio e minaccioso e acceleriamo il passo, arrivati al rifugio un sorso d’acqua e subito ripartiamo timorosi della pioggia incombente, non ci va proprio di bagnarci! Ci lasciamo il Sassopiatto alle spalle e procediamo spediti verso la macchina, ma alla fine la pioggia arriva come se la natura ci volesse ricordare che è lei a comandare e noi siamo solo spettatori.
Sotto una pioggia fine, scendiamo lungo il sentiero, per poi attraversare un pascolo; la discesa sembra non finire più, e le gambe, dopo due giorni di cammino e sotto il peso degli zaini, cominciano a bruciare; poi tutto d’un tratto il cielo comincia ad aprirsi e la pioggia cessa, ecco il parcheggio; finalmente, sembra quasi un miraggio, siamo arrivati.

E così questo weekend di avventura è arrivato alla sua conclusione, mentre ci togliamo gli scarponi e ordiniamo bene le nostre cose nei bauli delle macchine, il pensiero va all’esperienza appena vissuta, alla fatica e all’aria frizzante delle montagne, ai tramonti e alle birre bevute ridendo felici dopo lunghe giornate, alle nostre amate montagne e alla bella compagnia di chi come noi condivide questa passione.
Dopotutto è questo che fa la montagna, ci insegna il rispetto e la fatica, il sacrificio e il senso di libertà della natura, e ti unisce, creando un’atmosfera di rispetto e amicizia, liberandoti dalle catene della quotidianità.

E quando sei lì … con gli scarponi saldi sulla roccia, e solo il cielo sopra di te, se chiudi gli occhi e allunghi la mano … sembra quasi di volare.

Matteo