
IN EVIDENZA:
Prossima escursione con il CAI Rovato:
PIZZO BADILE CAMUNO mt.2435
Sabato 29 agosto 2026
Prossimamente tutte le info

Che tempo farà sul Pizzo Badile Camuno?
Consulta il link qui sotto i tre giorni prima della gita per avere dati aggiornati
clicca l’immagine sotto
In quota per respirare, ma la montagna sta soffrendo più di noi
Anche quest’anno, come ogni volta che le città si trasformano in forni, la tentazione è la stessa: caricare lo zaino, prendere l’auto presto al mattino e cercare refrigerio lassù, dove l’aria si fa più leggera e la colonnina di mercurio scende. È un’abitudine sana, quasi terapeutica — ma il 2026 ci ricorda che la montagna, quest’anno, non è più il rifugio incondizionato che eravamo abituati a conoscere.
Il sollievo che cerchiamo
Partiamo dai motivi per cui saliamo.
Ogni 100 metri di quota, la temperatura scende mediamente di circa 0,6°C: significa che un dislivello di 1.000 metri può regalarci quasi sei gradi in meno rispetto alla pianura, oltre a un’umidità più bassa e a quella sensazione di aria “pulita” che in città semplicemente non esiste.
Camminare nel bosco, poi, aggiunge l’ombra e l’evapotraspirazione delle piante, che raffreddano ulteriormente il microclima del sentiero. Per chi soffre il caldo — anziani, bambini, chi ha patologie cardiovascolari — una gita in quota nelle ore più fresche resta uno dei modi migliori per alleggerire il corpo dallo stress termico, oltre che un’occasione di socialità e movimento che fa bene tanto al fisico quanto alla testa.
Non è un caso che, nelle settimane di allerta rossa nelle città, molti rifugi e sentieri di media montagna registrino un’affluenza fuori stagione: la montagna resta, per moltissimi di noi, la valvola di sfogo naturale contro l’afa.

Il rovescio della medaglia è meno raccontato, ma altrettanto reale, e gli escursionisti più attenti lo stanno osservando sul campo. Questa estate si distingue per un caldo prolungato e persistente in alta quota: già nella prima metà di luglio si sono registrate condizioni che in passato erano tipiche di fine agosto, e nei primi giorni di agosto lo zero termico sulle Alpi ha sfiorato o superato i 5.000 metri — una soglia quasi record, che significa temperature positive persino sulla vetta del Monte Bianco.
Le conseguenze non sono astratte.
Il caldo cumulativo di settimane di anomalie termiche (mediamente tra 2 e 4 gradi sopra la media 1991-2020) sta accelerando la fusione dei ghiacciai alpini e destabilizzando il permafrost, il “cemento” ghiacciato che tiene insieme molte pareti rocciose d’alta quota. Il risultato è un aumento di crolli, scariche di sassi e frane, con itinerari che possono cambiare condizioni nel giro di poche ore.
Come ha sottolineato Gianni Frigo del Comitato scientifico del CAI Veneto, in montagna l’effetto del riscaldamento è amplificato rispetto alla pianura: mentre in città il caldo si accumula per la riflessione termica dell’asfalto e del cemento, in alta quota non c’è nulla che ne freni la penetrazione nella roccia e nel ghiaccio.
Anche il Comitato Centrale di Tutela Ambiente Montano del CAI ha ricordato che la riduzione dei ghiacciai e il degrado del permafrost aumentano l’instabilità naturale dei versanti, spingendo molti ecosistemi verso quote sempre più alte.

Andare in montagna con occhi nuovi
Nessuno vuole scoraggiare le gite: la montagna resta il posto giusto per cercare fresco e respiro. Ma è il momento di adattare le nostre abitudini a un ambiente che cambia più rapidamente di quanto pensassimo:
- Informarsi prima di partire. Le condizioni di ghiacciai, nevai e sentieri esposti possono cambiare da un giorno all’altro: meglio consultare bollettini aggiornati, rifugisti e guide alpine locali.
- Partire presto. Le scariche di sassi e i crolli sono più frequenti nelle ore calde, quando il disgelo giornaliero è massimo: la partenza all’alba non è solo una buona pratica alpinistica, è oggi una misura di sicurezza in più.
- Evitare i tratti a rischio permafrost. Canali, pareti nord in disgelo e zone glaciali fragili vanno affrontati con particolare prudenza, o evitati se le condizioni non sono chiare.
- Portare acqua a sufficienza. Molte sorgenti e nevai che un tempo garantivano rifornimento lungo il percorso quest’anno sono in sofferenza o asciutti.
- Guardare la montagna anche come testimoni. Segnalare crolli, variazioni dei ghiacciai o situazioni anomale alle sezioni CAI e ai gestori dei rifugi è un piccolo contributo che aiuta tutta la comunità a monitorare un ambiente in rapida trasformazione.
La montagna continua a offrirci il fresco e il respiro che cerchiamo d’estate. Ma quest’anno più che mai, andarci significa anche guardarla con occhi consapevoli: non più solo un rifugio dal caldo, ma un ambiente fragile che il caldo sta mettendo alla prova, e che merita — oggi più che mai — il nostro rispetto e la nostra attenzione.
Editoriale Sentieri Aperti (questo articolo è stato generato con l’aiuto dell’IA)
Te lo sei perso?: Una lunga scarpinata al Sassopiatto – di Matteo
CLICCA QUI O L’IMMAGINE SOTTO PER RAGGIUNGERE L’ARTICOLO







