La Newsletter del CAI Rovato – 31 Luglio 2026



Prossima escursione con il CAI Rovato:
PIZZO BADILE CAMUNO mt.2435
Sabato 29 agosto 2026

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Avere paura in montagna è un segno di rispetto, non di debolezza

La montagna che cambia e il coraggio di dire “ho paura”: la lezione di Michele Comi

C’è una parola che nel mondo dell’alpinismo si tende spesso a pronunciare a bassa voce, o a mascherare dietro prudenza e tecnicismi: paura.

Nei giorni scorsi ha fatto riflettere l’accorato intervento di Michele Comi, storica guida alpina dal 1995, maestro di sci e geologo, che in una lettera aperta ha espresso con grande lucidità un sentimento condiviso da molti, ma espresso da pochi: «Oggi in montagna ho paura e credo sia giusto dirlo».

Comi non parla della paura irrazionale di chi muove i primi passi sui sentieri, ma della matura consapevolezza di chi vive le alte quote da tutta la vita e ne osserva i repentini mutamenti. Con le recenti ondate di calore e lo zero termico schizzato oltre i 4.500 metri, i paesaggi che avevamo imparato a conoscere non rispondono più alle regole classiche. Il permafrost si degrada, il mancato rigelo notturno trasforma la neve in poltiglia già alle prime ore dell’alba e pareti storicamente salde diventano instabili e soggette a crolli.

Per questo motivo, la guida valtellinese ha scelto temporaneamente di allontanarsi dagli itinerari su neve e ghiaccio, preferendo la roccia a quote meno esposte ai pericoli oggettivi legati al riscaldamento globale. Una scelta non dettata dalla rinuncia, ma dal rispetto per la propria vita e per quella dei compagni di cordata.

Cosa ci insegna questa testimonianza?

  1. La montagna è cambiata, deve cambiare anche il nostro approccio: Non possiamo affrontare le salite estive di oggi con i parametri di vent’anni fa. La capacità di leggere le condizioni ambientali deve prevalere sull’ostinazione a raggiungere la vetta a tutti i costi.
  2. L’umiltà è la dote più grande di un alpinista: Ammettere di non sentirsi sicuri o declinare una proposta quando le condizioni oggettive non sono favorevoli è un atto di responsabilità, mai di resa.
  3. Ascoltare i segnali: Ogni scelta in quota porta con sé delle conseguenze. Riconoscere i propri limiti e quelli dell’ambiente che ci circonda è ciò che distingue la passione consapevole dall’imprudenza.

In un’epoca in cui spesso prevalgono l’estetica della prestazione e il desiderio di “conquistare” le cime, la voce di un professionista come Michele Comi ci ricorda che la vera saggezza in montagna risiede nella capacità di rinunciare, cambiare strada e ascoltare i segnali dell’ambiente.

Editoriale Sentieri Aperti (questo articolo è stato generato con l’aiuto dell’IA)


Domenica 21 giugno: MONTE MOLINASCO da Alino col CPS di Rovato.

Gita ben riuscita e apprezzata, anche se, raggiungere una croce sulla cima, costa sempre fatica.
Un grazie agli Alpini di San Giovanni Bianco, che al loro rifugio, poco sotto la cima, ci han fatto grazia di ospitalità, e del loro buon cibo.


Te lo sei perso?: Destinazione: rifugio Gualtiero Laeng – di Cristian

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“IL MONTE ORFANO” – Giugno 2026

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