
8 Maggio 1832 – di Domenico Franzelli
(Croce rimessa sulla cima del Monte il dì 8 maggio 1832.)
PREMESSA
Questo racconto scritto in un linguaggio d’altri tempi e trascritto successivamente in un documento cartaceo, mi venne dato tra il 1987 ed il 1988, da Don Giovanni Donni, allora parroco di Ome, da utilizzare per l’Annuario Sezionale del Cai Rovato Il Monte Orfano.
Di Annuari ne pubblicammo due numeri; nel 1987 e nel 1988 (potete vederli anche cliccando qui).
Dal 1989, per varie motivazioni, demmo inizio alla pubblicazione del Notiziario Il Monte Orfano, con uscita trimestrale, come è tuttora.
Il documento restò negli archivi redazionali, ed ora, avendo aggiunto, come mezzo di pubblicazione per la sezione il blog sentieriaperti, è stato riesumato per essere pubblicato senza variazioni, se non in una forma ben leggibile.
Nelle foto allegate, che danno un’idea di cosa sia e in parte di cosa sia stato il Monte Orfano coi suoi simboli religiosi, vi è il documento redatto da Don Donni, copiato e tradotto dal Libro dei Morti (leggasi diario) di Gianfilippo Tavecchi Canonico Curato (fogli 40 – 43)
P.S. Nel racconto non è mai menzionato il Convento della Santissima Annunciata, pur essendo stato edificato nel XV secolo, perché il convento, dal 1772, non era più un luogo religioso, finché, dopo diversi passaggi di proprietà e numerose destinazioni d’uso, tra qui quelle di albergo e ristorante, nel 1870 il convento venne riacquistato dai cittadini di Rovato, riunitisi in una società presieduta dallo storico Cesare Cantù.
TRASCRIZIONE DEL DOCUMENTO RICEVUTO
Croce rimessa sulla cima del Monte il dì 8 maggio 1832.
di Gianfilippo Tavecchi, Canonico Curato.
“Essendo caduta e rotta da alcuni anni addietro la Croce che sorgeva sulla cima di questo Monte Orfano, sul confine tra Rovato e Coccaglio, nel passato prossimo mese di aprile 1832, il sacerdote che presiede con zelo sul monte di qui, il Sig. Carlo Lucca, fece istanza a questa deputazione Comunale, perché incontrasse la spesa di fare e rimettere ivi stesso un’altra Croce simile, al che graziosamente annuì la pietà di questa Deputazione Comunale.
Si fissò pertanto il dì 8 maggio per la solenne benedizione ed erezione di quel segno di buona salute e ne fu, la domenica precedente, dato avviso al Popolo dal pulpito, e tale avviso fu esposto anche in iscritto sulla porta di questa chiesa parrocchiale.
Sorse più sereno che mai questo dì 8 maggio 1832, sacro al glorioso principe della milizia celeste S. Michele Arcangelo, giorno di martedì. La Gran Croce, opera del sig. Francesco Delaidini, fu portata alle ore sei – antim – sulla piazza, dinnanzi alla porta maggiore della Ciesa Parrocchiale, e tosto ivi posata su quattro cavalletti.
Il Rev-mo sig. Proposto K V. F. D. Angelo Maria Bottelli in piviale di color rosso, quale si addice a solennità della Santissima Croce, accompagnato dal Clero di questa collegiata in cotta e dai Confratelli del Santissimo Sacramento colla loro divisa, si recò all’altare del Venerabile, dove cantò, alternando con il Popolo l’inno Veni Creator etc. come suole qui principiarsi la solenne benedizione della Campagna.
Indi uscì fuori della porta della chiesa, di fronte alla Croce da benedirsi. Prima benedisse l’acqua e poi la gran Croce. Il sig. Canonico D. Lodovico Bonvicini, per rendere questa croce da erigersi più sacra, ed il culto di essa più augusto, donò una reliquia della vera Croce coll’autentica da connettersi in essa, ed il tutto fu riposto in una scatoletta di latta sotto il titolo I.N.R.I. Il bacio si riserbò da farsi sulla cima del monte, piantata la croce.
Fatta la benedizione, si avviò la processione con quest’ordine: precedeva la croce piccola salita, e dietro ad essa venivano i fanciulli, 2° le donne; 3° la Confraternita del S.imo Sacramento; 4° la sinfonia; 5° un coro di scelti cantori dell’Oratorio di San Filippo Neri, eretto in S. Orsola di qui, cantando la lode spirituale alla Croce, coll’intercalare: “Evviva la Croce, e chi la porta” ed ogni strofa era frammezzata dal suono della sinfonia; 6° il Clero, accompagnato dal R.mo sig. Proposto in piviale fino a S. Stefano, dove lo cedette a me Gianfilippo Tavecchi Canonico Curato più anziano, ritornando egli indietro per alcuni suoi impedimenti.
Dopo il Clero veniva la gran Croce Benedetta da erigersi, portata da circa venti robusti giovani, in abito festivo; 7°: il popolo in gran folla accorso, nel numero di due o tre mila.
Giunta la processione sulla vetta del monte alle ore 7 e mezza, intanto che si piantava la gran croce e si assicurava, seguiva il canto della lode alla croce, cui ad ogni strofa il popolo circostante rispondeva col canto del versetto: “Adoramus Christe et benedicimus tibi” e a cui succedeva il suono della sinfonia.
Piantata e ben fermata la gran Croce, tacquero tutti, e si cantò dal Clero l’inno: Vaxilla regis prodeunt etc, indi standomi il Clero d’attorno in corona, io accanto della croce, recitai un discorso nel quale mostrai al popolo circostante che la Croce era l’insegna della sua gloria, la torre della sua difesa e la cattedra della sua istruzione. Dopo il discorso si fece la commovente cerimonia del bacio della Croce, da me per primo, poi dal Clero, indi dalla Confraternita del S.mo Sacramento, dagli uomini, in fine dalle donne, stando sempre ai due lati della Croce per l’onore di essa e per invigilare sul buon ordine due bravi Sacerdoti.
Dopo il bacio del vessillo di nostra salute innalzato in mezzo alla pubblica gioia e Clero e popolo discesero nella vicina chiesa di S. Michele Arcangelo dove si cantò messa solenne di esso, in fine della quale (erano ore nove e mezza del mattino) si fece ritorno processionalmente alla Chiesa Parrocchiale, cantando per la strada cantici spirituali.
Tutto fu allegrezza purissima, perfetta pace e tranquillità e ferventissima Religione.
Non mancò chi pianse per tenerezza.
I vecchi del popolo che ricordavano una simile funzione, fatta da circa quaranta anni orsono, si consolavano, vedendo in questa occasione che la santa Cattolica Religione della Croce, in Rovato non erasi punto diminuita dall’empietà delle vicende e delle rivoluzioni passate sul finire del secolo trascorso, e sul cominciare di questo, ma anzi erasi indicibilmente accresciuta e resa più bella e più fervorosa.
Dio la renda sempre più prospera e perseverante per sua misericordia, ed osservando sul nostro monte quella croce sulla qual morì il suo divin figliuolo per la nostra salute, tolga di noi ogni maledizione e castigo che ci meritiamo frequentemente pei nostri peccati, e versi in vece sopra di noi le sue benedizioni.“
– Domenico Franzelli










