La Newsletter del CAI Rovato – 12 Giugno 2026


Monte Confinale (3370 mt) e Cima Zebrù (3119 mt)- Sabato 27 e Domenica 28 Giugno

Iscrizioni solo in sede ENTRO VENERDI’ 19 GIUGNO ORE 20:45 con versamento del 30% della caparra:
€ 75,00 x i soci
€ 90,00 per i NON soci


Che tempo farà sul Confinale?
Consulta il link qui sotto i tre giorni prima della gita per avere dati aggiornati

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Festival del Cammino – Monte Isola – 13/14 Giugno


Cosa mettere nello zaino per la prima escursione dell’estate

Checklist commentata per chi si avvicina alla montagna: abbigliamento a strati, acqua, kit di pronto soccorso, mappa.

Siamo a giugno, e arriva la voglia di montagna. Che siate escursionisti esperti o alle prime armi, vale sempre la pena fermarsi qualche minuto prima di uscire di casa e fare la domanda giusta: ho tutto quello che mi serve? Non si tratta di portarsi l’impossibile nello zaino — anzi, uno degli errori più comuni è proprio il sovraccarico — ma di avere l’essenziale, e averlo nel posto giusto.

L’abbigliamento: la regola degli strati

In montagna il tempo cambia in fretta, anche d’estate. La regola base è vestirsi a strati, così da poter aggiungere o togliere in base alla temperatura:

  • Primo strato (a contatto con la pelle): tessuto tecnico traspirante, mai cotone. Il cotone si bagna di sudore e resta umido, raffreddandovi rapidamente.
  • Secondo strato (isolamento): pile leggero o maglione in lana merinos. Serve quando ci si ferma e la temperatura scende.
  • Terzo strato (protezione dal vento e dalla pioggia): giacca impermeabile e traspirante. In estate bastano modelli leggeri, ripiegabili in tasca.

Non dimenticate un cappellino da sole, gli occhiali da sole e — sopra i 2.000 metri anche in estate — un berretto di lana leggero per le soste in cima.

Acqua e alimentazione

Regola empirica: almeno mezzo litro d’acqua ogni ora di cammino in condizioni normali, di più nelle giornate calde. Meglio portarne in eccesso che rischiare la disidratazione. Le borracce riutilizzabili sono preferibili alle bottiglie in plastica, anche per rispetto dell’ambiente montano.

Per il cibo: preferite spuntini energetici e digeribili — frutta secca, barrette, formaggio, pane. Un pranzo al sacco troppo abbondante rallenta e appesantisce. Meglio mangiare poco e spesso.

Il kit di sicurezza minimo

Non occorre essere attrezzati come una squadra di soccorso alpino, ma alcune cose non devono mai mancare:

  • Cerotti, bende, disinfettante e una coperta termica (pesa pochissimo, occupa poco spazio).
  • Fischietto: in caso di emergenza vale più di qualsiasi urlo.
  • Telefono carico e numero del soccorso alpino salvato (118 in Italia).
  • Carta o app con la mappa del percorso — non fidatevi solo del segnale GPS in zone remote.

E infine: le scarpe giuste. Un buon paio di scarpe o scarponi con suola antiscivolo fa la differenza tra una bella escursione e una giornata di sofferenze (o peggio). I piedi ringrazieranno.

Prossimo articolo (15–21 giugno): La transumanza — quando le greggi tornavano in quota.

Editoriale Sentieri Aperti (questo articolo è stato generato con l’aiuto dell’IA)



Leggere il terreno: come un alpinista esperto valuta una via ancora da salire

Prima ancora di mettere le mani sulla roccia, una salita si decide con gli occhi. E con la testa.

Esiste un momento, in ogni uscita impegnativa, che separa chi ha esperienza da chi non ce l’ha ancora. Non è il momento della difficoltà tecnica — quello arriva dopo. È il momento prima: quando si guarda la via dall’alto, o dal basso, o dalla cartina, e si cerca di capire cosa ci aspetta davvero. I francesi lo chiamano lecture du terrain — lettura del terreno. È una competenza che si impara lentamente, e che non finisce mai di affinarsi.

La qualità della roccia

La prima cosa che un alpinista esperto guarda non è la difficoltà della via: è la qualità della roccia. Roccia compatta e solida cambia tutto — la sicurezza delle prese, l’affidabilità degli ancoraggi, il rischio di scariche. Un calcare dolomitico ben consolidato è un’altra cosa rispetto a un gneiss friabile delle Alpi Occidentali, e un granito del Monte Bianco è diverso ancora.

Come si valuta dall’esterno? Il colore è un primo indicatore: roccia grigio scuro e uniforme è generalmente più solida di roccia chiara con venature irregolari. Le macchie giallo-arancio indicano spesso presenza di licheni e umidità — attenzione al ghiaccio residuo nei mesi primaverili. Le colate di detrito sotto una parete dicono quanto quella parete esfolie.

L’esposizione e l’orientamento

Un versante nord e un versante sud della stessa montagna possono essere in condizioni completamente diverse nello stesso giorno. A giugno, un canale nord può ancora avere ghiaccio vivo a 2.500 metri, mentre il versante sud è asciutto da settimane. Prima di ogni salita vale la pena ragionare sull’esposizione solare della via: a che ora la tocca il sole? Quanto tempo ci vuole ad asciugare dopo un temporale?

L’orientamento conta anche per i temporali. Le pareti ovest e sud-ovest delle Alpi sono le prime a essere colpite dalle perturbazioni atlantiche. Chi sale su questi versanti deve avere margini di tempo più generosi.

Gli orari e la finestra di sicurezza

Una via alpinistica ha una finestra oraria ottimale, e uscire da quella finestra cambia completamente il livello di rischio. Sui ghiacciai, le scariche di seracchi sono più frequenti nelle ore centrali del giorno, quando il disgelo è al massimo. Sui canali di neve, la valanga da lastroni è un rischio maggiore nelle prime ore del mattino, quando il freddo notturno ha consolidato la neve in modo irregolare.

La regola empirica di partire presto vale sempre — ma capire perché vale, e come adattarla alle condizioni specifiche, è ciò che distingue la prudenza meccanica dalla competenza vera.

Il fattore umano: leggere il gruppo

Nessuna valutazione del terreno è completa senza una valutazione onesta del gruppo. La forma fisica del giorno, il livello di riposo, l’esperienza del compagno più debole della cordata — tutto questo entra nell’equazione. Gli incidenti in montagna accadono raramente per un solo fattore: quasi sempre è una concatenazione di elementi che, presi singolarmente, sarebbero stati gestibili.

Farsi questa domanda prima di partire — oggi siamo nelle condizioni giuste per questa via? — non è debolezza. È il tipo di giudizio che gli alpinisti più esperti esercitano sistematicamente, e che li ha tenuti in vita abbastanza a lungo da diventare esperti.

Prossimo articolo: La via Cassin alla Cima Ovest — storia di una cordata che cambiò tutto.

Editoriale Sentieri Aperti (questo articolo è stato generato con l’aiuto dell’IA)


Te lo sei perso?: 8 Maggio 1832 – di Domenico Franzelli

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