La Newsletter del CAI Rovato – 9 Ottobre 2026


Domenica 11 Ottobre

CASTAGNATA A SANTA MARIA DEL GIOGO
(Sezionale e A.G. Montorfano)

Cara socia, caro socio,

Vi informiamo che quest’anno la tradizionale castagnata non si terrà presso la nostra sede, bensì nella splendida cornice di Santa Maria del Giogo, nella giornata di domenica 11 ottobre.
L’appuntamento coinciderà con l’escursione dell’Alpinismo Giovanile delle 4 Sezioni del Montorfano, che vedrà i nostri ragazzi risalire da località Nistisino dedicandosi alla raccolta delle castagne lungo il sentiero.
Vi invitiamo a condividere con noi questo momento di festa e convivialità, raggiungendoci attraverso una camminata agevole e alla portata di tutti, per gustare le castagne insieme ai giovani e agli amici della sezione.

Indicazione logistica importante:
Al fine di garantire il regolare svolgimento delle attività dell’Alpinismo Giovanile, vi chiediamo cortesemente di evitare il percorso con partenza da Nistisino, optando per uno degli itinerari alternativi verso Santa Maria del Giogo.

Per qualsiasi chiarimento o informazione aggiuntiva, la sede rimane a completa disposizione.


Disponibilie OnLine il nuovo numero di settembre 2026 de Il Monte Orfano

Clicca sull’immagine per leggerlo!!



Comunicazione importante sul noleggio delle attrezzature tecniche



M come Montagna

Un grande evento dedicato a chi sente la montagna come un richiamo, in ogni stagione. A chi la sceglie per condividere momenti autentici in famiglia, rallentare e godersi silenzio, aria pura e panorami unici, vivere l‘adrenalina degli sport d’alta quota, gustare prodotti tipici lungo speciali percorsi enogastronomici.

Un’esperienza che invita a lasciarsi guidare tra sentieri, itinerari, panorami.
Perché la montagna non è solo una destinazione, è un modo di vivere.

E’ possibile richiedere il biglietto gratuito direttamente sul sito. Clicca sull’immagine qui sotto.


Cena Sociale – Domenica 1 Novembre 2026


Lo Sperone Walker alle Grandes Jorasses: la “via delle vie” delle Alpi

Prima salita nel 1938 da Cassin, Esposito e Tizzoni, uno dei grandi problemi delle Alpi, l’ultimo a essere risolto. La storia e cosa rende questa via ancora oggi un banco di prova assoluto.

Ci sono montagne che si guardano e montagne che si studiano. La parete nord delle Grandes Jorasses appartiene alla seconda categoria. Dal versante di Leschaux si presenta come un muro di granito e ghiaccio alto più di mille metri, tagliato da canali, torri e fasce strapiombanti. Al centro, come una lama, scende lo sperone che porta il nome di Horace Walker, l’alpinista inglese che nel 1868 salì per primo la punta più alta del massiccio, i 4208 metri della Pointe Walker.
Per gli alpinisti di ogni epoca, quello sperone è semplicemente la via.

Cassin-Tizzoni-Esposito – fonte

Un problema rimasto aperto troppo a lungo

Negli anni Trenta l’alpinismo estremo si giocava sulle grandi pareti nord: Cervino, Eiger, Grandes Jorasses. Sulle Jorasses una prima soluzione era arrivata nel 1935, con la salita dello Sperone Croz da parte dei tedeschi Peters e Meier. Era una linea splendida, ma lo Sperone Walker, più diretto e più alto, restava lì, apparentemente inviolabile. Era la linea logica, quella che chiunque disegnasse con gli occhi guardando la parete, e proprio per questo la più temuta.

L’agosto del 1938

A risolvere il problema furono tre lecchesi: Riccardo Cassin, Gino Esposito e Ugo Tizzoni. Cassin arrivava da imprese già leggendarie, come la nord-est del Pizzo Badile del 1937, e aveva sviluppato sulle pareti di casa, le Grigne e la Grignetta, uno stile fatto di tecnica, resistenza e grande metodo.

Tra il 4 e il 6 agosto 1938 la cordata attaccò lo sperone. Furono giorni durissimi: bivacchi appesi alla parete, roccia verticale da superare con la tecnica più avanzata dell’epoca, ghiaccio, maltempo e la consapevolezza che ritirarsi, una volta in alto, sarebbe stato quasi impossibile. In vetta arrivarono stremati, ma con una delle più grandi imprese della storia dell’alpinismo.

Il contesto rende il risultato ancora più notevole. Solo pochi giorni prima, il 24 luglio, la parete nord dell’Eiger era stata vinta da Heckmair, Vörg, Kasparek e Harrer. La Walker chiuse così, nell’estate del 1938, la grande stagione dei problemi delle pareti nord delle Alpi.

Cosa rende la Walker ancora oggi un banco di prova assoluto

A più di ottant’anni di distanza, la Walker non ha perso nulla del suo fascino. Le ragioni sono diverse.

La linea. È uno sperone che sale dritto verso la cima, senza compromessi. La bellezza della salita sta nella sua logica: si segue la struttura naturale della montagna fino in vetta.
La varietà. In poco più di mille metri si passa da roccia verticale e fessure a tratti di misto, ghiaccio e neve. Non esiste un solo “tipo” di difficoltà: serve saper fare tutto.
L’ambiente. Siamo a oltre 4000 metri, in una parete nord esposta a freddo, scariche e rapidi cambi di tempo. Le condizioni contano quanto la tecnica, e scegliere la finestra giusta fa spesso la differenza tra una grande salita e una ritirata.
L’impegno. Una volta in parete, le possibilità di fuga sono poche. Si sale con il pensiero fisso della discesa, che avviene poi sul versante italiano.
La storia. Ripetere la Walker significa mettere le mani sulle stesse placche, sugli stessi diedri, sugli stessi passaggi dove Cassin, Esposito e Tizzoni scrissero una pagina di storia. Pochi itinerari al mondo hanno un’aura simile.

Una via, molte generazioni

Nel tempo la Walker è diventata un metro di misura. Nel gennaio del 1963 Walter Bonatti e Cosimo Zappelli ne realizzarono la prima salita invernale, aggiungendo un altro capitolo alla sua leggenda. Dopo di loro è stata salita in solitaria, in velocità, con materiali sempre più leggeri, da alpinisti che hanno voluto confrontare la propria epoca con quella di Cassin.

Eppure, anche con attrezzatura moderna, previsioni meteo affidabili e informazioni dettagliate, la Walker resta una grande salita alpina. Non si addomestica. Cambia solo chi la sale.

Per chi la sogna

Chi guarda alla Walker come obiettivo deve prepararsi con serietà: esperienza su roccia in quota, dimestichezza con il misto e il ghiaccio, capacità di muoversi velocemente in terreno complesso e, soprattutto, saper rinunciare quando le condizioni non sono quelle giuste. La Walker non fugge: aspetta.

E forse è proprio questo il segreto della sua fama. È rimasta, per generazioni, un sogno che a volte si realizza e a volte resta tale, ma che spinge comunque a diventare alpinisti migliori.

fonte


Redazionale – (questo articolo è stato generato con l’aiuto della IA)



Te lo sei perso?: Orientamento e Bussola – di Domenico Franzelli



Online il nuovo CAIstore.it

lo store ufficiale del Club Alpino Italiano, raggiungibile direttamente cliccando l’immagine qui sotto.


Escursioni Ufficiali 2026


CAI CHIARI

CAI COCCAGLIO

CAI Palazzolo