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Un libro per piacere, consigli di lettura:
“Non si torna indietro”. La meteora luminosa di Ernesto Lomasti
Ci sono figure che attraversano la storia dell’alpinismo come lampi: brevi, intensi, quasi impossibili da afferrare del tutto. Ernesto Lomasti – per tutti “Cartuccia” – appartiene a questa categoria. Luca Beltrame, nel libro Non si torna indietro. La storia di Ernesto Lomasti (Priuli & Verlucca, 2017), ricostruisce con sensibilità e rigore la vita di un ragazzo che, in meno di vent’anni, ha lasciato un’impronta sorprendente sulle pareti delle Alpi Giulie e Carniche.
Lomasti cresce a Pontebba, un piccolo paese della provincia di Udine. È minuto, spesso deriso dai coetanei, ma già “malato di montagna”. La roccia diventa presto il suo linguaggio naturale: un luogo dove la fragilità fisica si trasforma in forza, precisione, intuizione.
Beltrame racconta un adolescente che non cerca la ribalta, che non si percepisce come un prodigio, e che proprio per questo sorprende ancora di più. A soli quattordici anni arrampica con una naturalezza che gli adulti faticano a comprendere.
Negli anni Settanta l’alpinismo sta cambiando: dalla tradizione classica si passa a una dimensione più sportiva, più tecnica, più audace. Lomasti, senza saperlo, è già oltre. Raggiunge il settimo grado in solitaria quando pochissimi, anche tra i migliori, osano farlo in cordata.
Le sue vie – spesso aperte su pareti poco frequentate, quasi dimenticate – rivelano un intuito straordinario: linee eleganti, scelte coraggiose, una capacità di leggere la roccia che anticipa i tempi.
Eppure, come sottolinea il libro, non cerca fama né riconoscimenti. La sua è una grandezza che rimane confinata tra chi ha arrampicato con lui, tra chi ha visto da vicino quella meteora passare.
Nel 1979, durante un’uscita in una palestra di roccia valdostana, un incidente misterioso pone fine alla sua vita. Non ha ancora vent’anni. È un momento che lascia sgomenti amici, compagni di cordata, e che rischia di far scivolare nel silenzio una storia straordinaria.
Beltrame, con questo libro, compie un gesto prezioso: restituisce voce, contesto e profondità a un giovane che ha illuminato l’alpinismo italiano nel suo passaggio più delicato, quello tra tradizione e modernità.
Editoriale Sentieri Aperti
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