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La gita è stata annullata per condizioni meteo e ambientali da valutare, e sono in corso ipotesi per altre alternative. Ultimo aggiornamento 14/02/2026

Campagna tesseramento CAI 2026
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Valanghe: capire il rischio per vivere la montagna con consapevolezza
Negli ultimi giorni l’arco alpino è stato scosso da una serie di incidenti mortali legati alle valanghe, che hanno riportato al centro dell’attenzione un tema cruciale per chi frequenta la montagna in inverno: la gestione del rischio nivologico. Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico ha lanciato un appello alla prudenza, ricordando come le condizioni del manto nevoso possano risultare insidiose anche per escursionisti esperti.
Un manto nevoso complesso
Le recenti nevicate, alternate a periodi di vento e rialzi termici, hanno creato strati deboli persistenti difficili da individuare a occhio nudo. È proprio questa struttura interna della neve a rendere instabile il pendio, aumentando la probabilità di distacchi spontanei o provocati dal passaggio di una persona.
Gli esperti sottolineano che non si tratta di un’anomalia, ma di una dinamica tipica delle stagioni invernali segnate da forti oscillazioni termiche. La montagna, in questo senso, non è “pericolosa” in sé: è complessa, e richiede un approccio informato.
Il ruolo della formazione
Il CAI, attraverso scuole, sezioni e commissioni tecniche, promuove da anni una cultura della prevenzione che passa da tre pilastri:
- Conoscenza: saper leggere il bollettino valanghe, interpretare il terreno, riconoscere segnali di instabilità.
- Equipaggiamento: ARTVA, pala e sonda non sono optional, ma strumenti salvavita.
- Comportamento: scegliere itinerari adeguati alle condizioni, al gruppo e alle proprie competenze.
Questi elementi non eliminano il rischio, ma lo rendono gestibile, trasformando l’esperienza invernale in un’attività più sicura e consapevole.
Una responsabilità condivisa
La montagna invernale è un patrimonio collettivo, e la sicurezza è un impegno che riguarda tutti: escursionisti, sciatori, guide, associazioni, enti locali.
Le notizie di cronaca, come quelle riportate in questi giorni anche da Lo Scarpone, non devono generare paura, ma stimolare attenzione e rispetto.
Ogni uscita è un’occasione per ricordare che la montagna non è mai “banale”: è un ambiente vivo, mutevole, che chiede preparazione e umiltà.
Vivere l’inverno con occhi aperti
Nonostante gli incidenti, la montagna resta un luogo straordinario anche nella stagione fredda. Le ciaspolate al tramonto, i boschi silenziosi, le creste innevate: tutto questo continua a essere possibile, purché affrontato con la giusta preparazione.
La consapevolezza non toglie bellezza all’esperienza: la amplifica, perché permette di viverla con serenità.
Editoriale Sentieri Aperti
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